Storia della bambina perduta (L'amica geniale)

Elena Ferrante
Status: âś… Finished
Finished in date: 2026-02-03

Qui si conclude il mio viaggio attraverso questa meravigliosa ed intensa saga letteraria. L’ultimo volume, forse per me il più “pesante” a livello di lettura, sancisce con un finale tremendo e bellissimo i lunghi anni d’amicizia che hanno legato Lila e Lenù.

I movimenti e le rivolte politiche e studentesche, gli anni di Piombo, le tangenti, la lotta proletaria, la mafia, la rivalsa e la sconfitta fanno da sfondo ma anche da caratteristica dell’evoluzione delle due protagoniste; ormai adulte e stabili, finché qualcosa non mina sia la stabilità dell’una che dell’altra: infine non c’è mai fine a quelli che, come li definisce Lila, sono gli orrori che se ne stanno sempre nascosti qui e là tra le cose normali.

Aldilà della vera grande tragedia di questo libro, è emblematico il monologo di Lila dopo il terremoto: finalmente capiamo tutto della sua testa, o quel poco che lei ci lascia comprendere e una volta per tutte ci esplicita. Lenù, da parte sua invece, dimostra qui finalmente di possedere anch’ella la cattiveria. Chi delle due è intelligente, chi è studiosa, chi è cattiva: entrambe e nessuna delle due. Non sono altro che due animali della stessa specie, cresciuti nello stesso bosco arido. Parlo sempre di loro due, ma la caratterizzazione di tutti i personaggi della saga di Elena Ferrante fa provare l’intero spettro possibile delle emozioni, perché è inevitabile che al quarto volume si provi affetto o sconforto per ognuno di loro.

Anche i più terribili alla fine sono umani, ed anche i più buoni alla fine sono cattivi; mai c’è un nero o bianco od una distinzione netta; le persone sono tutte e saranno sempre grigie, complesse, curiose e fallate. Com’è giusto che sia.

(ovviamente ho pianto svariate volte)

Solo nei romanzi brutti la gente pensa sempre la cosa giusta, dice sempre la cosa giusta, ogni effetto ha la sua causa, ci sono quelli simpatici e quelli antipatici, quelli buoni e quelli cattivi, tutto alla fine ti consola.

Quote

Io amavo Lila. Volevo che lei durasse. Ma volevo essere io a farla durare. Credevo che fosse il mio compito. Ero convinta che lei stessa, da ragazzina, me lo avesse assegnato.

Quote

C’entriamo sempre e soltanto noi due: lei che vuole che io dia ciò che la sua natura e le circostanze le hanno impedito di dare, io che non riesco a dare ciò che lei pretende; lei che si arrabbia per la mia insufficienza e per ripicca vuole ridurmi a niente come ha fatto con se stessa, io che ho scritto mesi e mesi per darle una forma che non si smargini, e batterla, e calmarla, e così a mia volta calmarmi.